Installazione ubuntu server

N.B.
Questa guida è stata provata con le versioni 16.04.3 LTS e 18.04 LTS di Uubuntu server 64 bit, molto probabilmente i concetti contenuti possono essere di aiuto anche con le altre versioni di ubuntu ma ovviamente non si potrà prendere alla lettera le istruzioni qui contenute ma valutare di volta in volta eventuali cambiamenti.
L’installazione viene fatta su una macchina virtuale usando come hypervisor VirtualBox 5.2.10 anche qui vale quanto detto precedentemente: potete installare direttamente su una macchina fisica oppure con altri hypervisor o con altre versioni di VirtualBox gestendo in proprio le eventuali differenze rilevate.
Per creare una macchina virtuale con Ubuntu la prima cosa da fare è andare sul sito:

http://www.ubuntu.com

e scaricare il file “iso” della versione desiderata: in questo articolo useremo l’immagine Ubuntu Server 16.04.3 LTS  o meglio l’ultima versione:  18.04 LTS, se riscontrate problemi e avete bisogno di una mano fatemelo sapere con un commento.
Una volta scaricato il file creiamo una macchina virtuale su VirtualBox premendo il bottone “nuova” seguendo il  wizard di VirtualBox.
La prima cosa che ci viene chiesta è di dare un nome alla nostra macchina virtuale, noi con dimostrazione di grande fantasia scegliamo di chiamarla “ubuntu-server”, poniamo poi attenzione a scegliere Linux dalla casella a discesa “tipo” e poi “Ubuntu 64 bit” dalla casella a discesa della “versione”;  in seguito il wizard ci propone di allocare parte della memoria alla macchina virtuale, ovviamente la memoria che noi indichiamo qui verrà sottratta al sistema quindi se ne avete in abbondanza vi consiglio di aumentare a 4GB la ram del nostro server altrimenti lasciate quella proposto dal sistema (1GB) la macchima sarà più lenta ma non si può fare altrimenti; quando si arriva alla creazione del disco virtuale variamo solamente la dimensione portandola a 80gb (se necessario passando alla modalità esperta)  dato che il disco è allocato dinamicamente lo spazio utilizzato sarà solo quello effettivamente necessario teniamo comunque conto che lo spazio occupato alla fine dell’installazione sarà circa 2,2GB quindi assicuriamoci di avere abbastanza spazio libero sul disco fisico dove appoggiamo il nostro disco virtuale tenendo conto, ovviamente, che dopo l’installazione sicuramente useremo altro spazio per installare dei programmi.
Il mio suggerimento è di tenere liberi almeno 8gb di spazio su disco.

Una volta concluso il wizard richiamiamo le impostazione della macchina virtuale appena creata tramite il bottone “impostazioni”, selezioniamo quindi l’icona “archiviazione” dalla toolbar a sinistra del pannello per fare apparire il riquadro dei controller ide e sata, nello spazio indicato dall’etichetta “attributi”, in alto a destra, troviamo il bottone per collegare al cd virtuale il file “iso” dell’immagine del programma di installazione di Ubuntu, che abbiamo scaricato dal sito (ricordate di evidenziare la riga sotto il controllere con l’etichetta “vuoto”). Per ultimo, sempre dalla toolbar a sinistra, selezioniamo l’icona “rete” e dal riquadro che viene visualizzato lasciamo così come proposta la 1° scheda di rete mentre invece andiamo ad abilitare la 2° scheda di rete cliccando sulla linguetta omonima e attivando il check box: “Abilita scheda di rete” poi cambiamo il parametro “connessa a” impostandolo a  “Scheda solo Host”. Se vi impedisce di creare la seconda scheda il motivo potrebbe essere che non avete una rete virtuale dedicata al collegamento delle macchine virtuali, questo problema si risolve andando su ‘File > Host Network Manager’ e cliccando sul pulsante ‘Create’. In questo modo comparirà una scheda chiamata <vboxnet0>.
E’ molto importante che il DHCP server sia abilitato per cui spuntate la relativa casella. Una volta fatta questa operazione riseguendo i passaggi relativi alla seconda scheda di rete  vi permetterà di aggiungerla.
La seconda scheda di rete viene aggiunta per semplice comodità, infatti la prima scheda,  cambierà indirizzo ip a seconda della rete a cui ci colleghiamo, ma è necessaria per il collegamento ad internet, la seconda con un indirizzo ip fisso (è vero che è assegnato dal DHCP ma essendo una rete gestità da VirtualBox gli indirizzi saranno comunque sempre gli stessi) ci permetterà di configurare i programmi di normale utilizzo come “putty” o “winscp” senza darci il pensiero di dover, ogni volta che cambiamo rete wifi, aggiornare l’indirizzo ip a cui collegarci .

A questo punto, con il bottone “Avvia” possiamo far partire la nostra macchina virtuale, una volta partita il meccanismo di boot aggancerà il cd e dopo pochi secondi potremo vedere nella finestra della nostra macchina virtuale fare capolino l’installazione di ubuntu.
L’installazione di Ubuntu è molto semplice: nella maggior parte delle volte basta accettare i valori proposti, poche volte andremo a scegliere altri valori, come nella richiesta della lingua di installazione dove ovviamente sceglieremo ‘italiano’, nel caso della versione 18.04 la scelta dovrà ricadere sulla vostra seconda lingua preferita perchè l’italiano non è tra le opzioni. Inoltre nell’ultima versione viene data la possibilità di configurare gli indirizzi ip delle due schede di rete durante l’installazione, io consiglio di usare gli IP rilevati dall’installer, mentre per la versione ubuntu server 16.04.4 è necessario configurarli in un secondo momento dopo l’installazione. Il nome della macchina, come già detto, seguendo il nostro gusto artistico, sarà: ‘ubuntu-server’ mentre quando viene richiesto il nome dell’utente a cui affidare la gestione della macchina e la relativa password date ovviamente la risposta che preferite.
N.B.
  • Può succedere di digitare la password con certi caratteri ed invece la tastiera mal configurata ne ha immessi degli altri.
    Ricordatevi di digitare la password nello spazio previsto per il nome per verificare, vedendola, che quanto digitato sia effettivamente quello che vi aspettate poi ovviamente dopo la verifica ridigitate il nome corretto.
  • Nel caso si installi la versione  16.04.3 LTS nel metodo di partizionamento io preferisco indicare di non usare l’LVM (1° scelta) a mio avviso in un ambiente virtuale complica solo la gestione,  nella versione 18.04 non viene data la possibilità di scegliere LVM e quindi il problema non si pone
    Ovviamente quando l’installazione chiede conferma per scrivere le modifiche sui dischi si deve rispondere di sì.
Nella versione 18.04 LTS non viene chiesto altro mentre nella 16.04.3.LTS appare la finestra con la richiesta del software da installare oltre alle già selezionate ‘standard system utilities’ mi raccomando di selezionare anche l’OpenSSH server (ci serve per il collegamento via rete) .
Una volta concluso il programma di installazione la macchina si riavvierà e si potrà finalmente fare il primo login.
Potete tirare un sospiro di sollievo avete installato Ubuntu server sulla vostra macchina, i passaggi di installazione delle due versioni sono stati leggermente diversi soprattutto per quanto riguarda la configurazione della seconda scheda di rete; nella versione 18.04 viene configurata durante l’installazione mentre nella versione 16.04 si deve configurare a posteriori. In ogni caso che sia per abilitare la seconda scheda di rete o per modificare gli indirizzi ip di quelle già configurate l’argomento è stato affrontato in questo articolo:

configurare l’indirizzo IP su Ubuntu

Vi ricordo che potete evitare la digitazione della password nel richiamare il comando sudo seguendo questa guida:

Non sudare con sudo

Come tutti gli hypervisor anche VirtualBox ha un pacchetto di driver per ottimizzare l’interazione con le macchine virtuali gestite e siccome anche questo argomento è stato già trattato vi rimando al seguente link:

Installare le virtual additions

Il vostro server ubuntu è pronto all’uso !

Alla Prossima
Andrea

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